Sedie Vuote, gli anni di piombo dalla parte delle vittime

Copertina Sedie VuoteIl volume “Sedie Vuote, gli anni di piombo dalla parte delle vittime” (ed. Il Margine, 2008) raccoglie le interviste ad alcuni testimoni del perido storico italiano degli anni ’70.
Il nostro approccio alla storia di quegli anni è avvenuto attraverso dei lunghi dialoghi con alcuni dei testimoni più significativi della vicenda degli anni Settanta, sia per quel che riguarda il terrorismo che lo stragismo.

In ordine i testimoni delle nostre interviste sono stati: Mario Calabresi, figlio di Luigi Calabresi, il commissario di Milano che venne ucciso nel 197 da esponenti di Lotta continua dopo che una violenta campagna di stampa lo aveva indicato come il responsabile della morte dell’anarchico Pinelli, arrestato in seguito alla strage di piazza Fontana. Benedetta Tobagi , figlia di Walter Tobagi, giornalista del corriere della sera ucciso il 28 maggio 1980 a Milano dalla Brigata XXVIII marzo, un gruppo di giovani dell’alta borghesia milanese che decide di commettere un omicidio eccellente per accreditarsi con le Brigate Rosse.

Silvia Giralucci, figlia di Graziano, la prima vittima delle Brigate Rosse. Graziano Giralucci venne ucciso a Padova, nel giugno 1974, nella sede dell’MSI, da un commando delle Br.
Manlio Milani, marito di Livia Bottardi, che venne uccisa dalla bomba che il 28 maggio 1974 esplose a Brescia in piazza della loggia, provocando 8 morti e una novantina di feriti.
Alfredo Bazoli, figlio di Giulietta Banzi, un’insegnante di Brescia che morì anche lei nella strage di piazza della Loggia. Giovanni Ricci è figlio di Domenico, l’autista di Aldo Moro. Domenico Ricci venne ucciso dalle Brigate Rosse il 16 marzo 1978 nell’agguato di via Fani nel quale venne rapito Aldo Moro. Agnese Moro è la figlia di Aldo Moro il quale, dopo 55 giorni di prigionia, venne ucciso il 9 maggio 1978.
Giovanni Bachelet, figlio di Vittorio Bachelet, vicepresidente del csm che venne ucciso il 12 febbraio 1980 dalle Br sulle scale dell’univeristà La Sapienza di Roma.
Vittorio Bosio, il fratello di Annamaria Bosio. Annamaria morì assieme al marito Carlo Mauri e al loro bambino Luca nella strage della stazione di Bologna, il 2 agosto 1980. Morirono 85 persone e 200 rimasero ferite.
Sabina Rossa, la figlia di Guido Rossa, l’operaio dell’Italsider di Genova che venne ucciso dalle Br nel gennaio 1979 per aver denunciato alla polizia un operaio che distribuiva materiali delle Br all’interno della fabbrica.

Il giudice Giancarlo Caselli è l’unico intervistato a non essere familiare di una vittima ed è stato coinvolto per far luce sul lavoro svolto dalla magistratura nella lotta contro il terrorismo.
Attraverso questo lavoro, ci siamo resi conto della difficoltà di ricostruire la storia di quegli anni e della complessità di ricostruire oggi una memoria condivisa. La difficoltà più grande però sta nel gestire la dimensione sempre presente del dolore che emerge dai dialoghi, dimensione che non può essere messa da parte in un processo di ricerca della verità su quegli anni.
Attraverso questo lavoro, ci siamo resi conto della difficoltà di ricostruire la storia di quegli anni, della complessità di ricostruire una memoria condivisa e della difficoltà anche nel gestire la dimensione sempre presente del dolore che emergeva nel dialogo con i figli delle vittime. Dimensione che non può essere accantonata in un processo di ricerca della verità su quegli anni. Forse è proprio il contatto con il dolore la cosa che ci ha colpito di più e questo aspetto, insieme alla follia della violenza che ne è alla base è un criterio importante per avvicinare e comprendere la storia. Un altro aspetto che ci ha molto colpito e che ci ha fatto molto riflettere è stata la diversità di approcci di fronte alle questioni chiave emerse negli incontri, come storie relativamente simili possano avere risvolti completamente diversi in chi le vive. Una diversità che va accettata, rispettata e considerata come il punto di partenza e come ricchezza per ricostruire una memoria condivisa.